In questo blog, parlando di fogli di calcolo o di linguaggi di programmazione particolarmente orientati al calcolo, ho spesso accennato a cosa ci offrono questi strumenti, molti e molto ben fatti nel mondo del software libero, per la statistica.
Nel mio continuo vagare alla ricerca di buon software che sia alla portata dei dilettanti evoluti cui dedico i miei manualetti mi sono imbattuto in LabPlot.
Si tratta di un software votato alla rappresentazione grafica di dati che, per rappresentare i dati in un certo modo e con certi arricchimenti, compie anche analisi statistiche alquanto evolute con semplicità e velocità impressionanti.
A questo software dedico l’allegato manualetto, come sempre liberamente scaricabile, stampabile e distribuibile.
Categoria: software libero
Software libero per analizzare e manipolare immagini
In un mio articolo dal titolo “Software libero per fotografi” pubblicato su questo blog nel gennaio 2021 e nell’allegato manualetto “foto_editing” ho presentato alcuni strumenti di software libero per lavorare su immagini digitali di natura fotografica.
Si tratta di strumenti di un certo spessore, in termini di assorbimento di risorse del computer su cui sono installati, con moltissime funzionalità per fotografi professionisti che in gran parte esulano dall’interesse di fotografi dilettanti.
Per contro esiste un software dedicato all’analisi e alla manipolazione di immagini digitali, non necessariamente di tipo fotografico, che interessa non fotografi ma scienziati per i quali l’immagine è oggetto o strumento di ricerca, che può essere utilizzato da dilettanti fotografi per fare alcune cosette, come visualizzare, ritoccare, ritagliare fotografie dando anche loro la possibilità, per esempio, di studiare, manipolare e convertire immagini realizzate da apparecchiature radiografiche.
Il software, praticamente di pubblico dominio, si chiama ImageJ; è molto leggero e funziona su computer equipaggiati Java.
Lo presento nel manualetto allegato con particolare riguardo a ciò che può interessare un dilettante.
Il documento è liberamente scaricabile, stampabile e distribuibile.
Modificare PDF con OnlyOffice
Nell’allegato in formato PDF “onlyoffice” al mio articolo “Evoluzione delle suite per ufficio” pubblicato su questo blog nel dicembre 2022 ho presentato OnlyOffice.
A quel tempo le utilità di questo software erano sostanzialmente tre: Documento, Foglio di calcolo e Presentazione, in tutto simili agli omologhi che troviamo nelle suite MSOffice, OpenOffice, LibreOffice, ecc.
Ora, per la verità fin dal giugno del 2024, OnlyOffice si è arricchita della funzione Modulo PDF, pensata per creare moduli compilabili in formato PDF, come schemi di contratto, richieste di iscrizione, ecc.
Ho scoperto che utilizzando questa funzione si riesce anche a modificare file PDF e nel manualetto allegato spiego come.
Al solito, il manualetto è liberamente scaricabile, stampabile e distribuibile.
Scrivere musica con Mup
In questo blog ho presentato due software liberi per scrivere musica e produrre spartiti e partiture musicali partendo da file di istruzioni scritte con la tastiera del computer: Lilypond e ABC.
Si tratta di due coetanei, disponibili dal 1997.
Visto che, nonostante sia sparita dal web l’azienda che lo ha prodotto e reso open source, lo si trova tuttora nel repository di Fedora Linux, mi sento in dovere di richiamare l’esistenza di un altro software di questo tipo, che si chiama Mup (per Music publication) e che ne è il decano, essendo distribuito dal 1995.
Per chi usa Debian e derivati, come Ubuntu, Linux Mint, MXLinux, ecc., prevedendo difficoltà a trovare un installer che funzioni per questi sistemi, ne propongo, nel link sottostante, uno che ho derivato da quello presente nel repository di Fedora, convertendolo da .rpm a .deb.
Perché funzioni anche l’editor incluso nel pacchetto (mupmate) è necessario verificare la presenza di alcune dipendenze, installandole se necessario, utilizzando il seguente comando a terminale
sudo apt install libfltk1.3 libfltk-images1.3 libjpeg62
A Mup dedico l’allegato manualetto, come sempre liberamente scaricabile, stampabile e distribuibile.
https://www.vittal.it/programmi/mup_7.0-2_amd64.deb
Convertire packages per Linux
Sono ormai passati i tempi eroici nei quali per installare un software su Linux bisognava procurarci il source code e compilarlo.
Come ho mostrato nel manualetto “mondo_linux” allegato all’articolo “Le miniere del software libero” pubblicato su questo blog nell’aprile 2021, quasi tutto il software per Linux si trova ora già predisposto per l’installazione, addirittura, in molti casi, disponibile in forme che sono direttamente utilizzabili semplicemente copiando sul computer il file che le contiene, come nel caso delle Appimage.
Più spesso il software che ci interessa è disponibile su pacchetti (packages).
I pacchetti di più ricorrente utilizzo sono preinstallati e sono immediatamente disponibili appena installata la distro Linux, altri sono disponibili nel repository della distro e sono installabili utilizzando il gestore di pacchetti che ogni distro ci mette a disposizione.
Possiamo infine trovare pacchetti sul web, pronti per essere scaricati per l’installazione.
Fortunatamente, nonostante la miriade di distribuzioni Linux esistenti, le tipologie di pacchetto che troviamo sul web sono sostanzialmente due: quella che fa capo al sistema di installazione della distribuzione Red Hat (pacchetti caratterizzati dalla estensione .rpm del file che li contiene) e quella che fa capo al sistema di installazione della distribuzione Debian (pacchetti caratterizzati dalla estensione .deb del file che li contiene).
Nel primo caso (distro Red Hat, Fedora, SUSE, ecc.) l’installazione avviene con il comando a terminale
sudo dnf install <nome_pacchetto.rpm>,
nel secondo caso (distro Debian, Ubuntu e derivate, Linux Mint, MXLinux, Mauna Linux, ecc.) l’installazione avviene con il comando
sudo dpkg -i <nome_pacchetto.deb>.
Può capitare di trovare un pacchetto con estensione .rpm e volerlo installare su Ubuntu o di trovare un pacchetto con estensione .deb e volerlo installare su Fedora e per poter fare questo è necessario preventivamente convertire il pacchetto nel formato adatto all’installatore della distro che usiamo (dpkg o dnf).
Fortunatamente esiste un programma di utilità, che si chiama Alien, che rende facilissima questa conversione.
Troviamo Alien all’indirizzo
https://sourceforge.net/projects/alien-pkg-convert/
ma esso è presente praticamente in tutti i repository delle distro Linux e possiamo semplicemente installarlo con i comandi
sudo apt install alien
oppure
sudo dnf install alien
a seconda se siamo su derivate Debian o su derivate Red Hat.
Alien è uno script in linguaggio Perl, pertanto funziona solo se sul computer è installato un interprete Perl: ciò che avviene per default praticamente per tutte le distro Linux.
Possiamo comunque verificare la sua presenza con il comando a terminale
perl -v
ed eventualmente installarlo con
sudo apt install perl
oppure
sudo dnf install perl
Con il comando
alien -help
possiamo poi avere tutte le informazioni sul funzionamento di questo utilissimo software.
Le più usuali conversioni si ottengono con i comandi
sudo alien -d <nome_file.rpm> per convertire da .rpm a .deb
sudo alien -r <nome_file.deb> per convertire da .deb a .rpm
Il file convertito, oltre che con i comandi dpkg o dnf visti prima, può essere installato con il comando
sudo alien -i <nome_file>
Scrivere musica con LilyPond
Ho parlato in altre occasioni di LilyPond in questo blog, accennando in maniera molto sbrigativa alle basi del suo funzionamento e mi sto accorgendo che per fare qualche cosa di un tantino impegnativo con questo software ciò che ho detto finora non basta.
Dal momento che la documentazione completa occupa centinaia e centinaia di pagine e richiede ore di ricerca e consultazione, ho pensato di proporre un manualetto che contenga un po’ di più di quanto ho detto finora e che metta in grado anche un principiante di fare qualche cosa di compiuto senza bisogno di perdersi nella documentazione ufficiale.
L’allegato manualetto è liberamente scaricabile, stampabile e distribuibile senza problemi.
Xournal++: molto più di un blocco per appunti
In un manualetto allegato al mio articolo “Software libero per il PDF”, pubblicato su questo blog nel dicembre 2017, ho accennato al software Xournal, con il quale è possibile manipolare file nel formato PDF, per esempio per aggiungervi annotazioni e immagini.
Già allora Xournal, pur funzionando bene soltanto sul sistema operativo Linux, faceva molte altre cose, ma in quella sede interessava solo quella.
Col tempo Xournal è diventato Xournal++, si è molto arricchito e funziona bene non soltanto su Linux ma anche su Windows e Mac.
Dal momento che è scarsamente documentato in rete e mai in lingua italiana, ho ritenuto utile proporre l’allegata piccola guida all’uso.
Il documento è liberamente scaricabile, stampabile e distribuibile.
Leggere e studiare la Bibbia
Curiosando tra le applicazioni preinstallate su MaunaCE, la Christian Edition di Mauna Linux, il sistema operativo brasiliano di cui ho parlato in un mio post dello scorso settembre, ho apprezzato Xiphos, un software open source pensato per poter navigare nei numerosi libri della Sacra Bibbia a scopo di semplice lettura o a scopo di studio e comparazione tra varie traduzioni.
Trattandosi di un software libero disponibile anche nel repository di altre distro Linux e di cui esistono installer anche per Windows, ritengo utile proporre nell’allegato manualetto una piccola guida all’uso.
Al solito, il manualetto è liberamente scaricabile, stampabile e distribuibile.
I gioielli di Linux: Gnumeric
Linux è diventato alla portata della gente comune, desiderosa di vedere com’era, tra la fine del 1993 e il 1995, con la comparsa, nell’ordine, delle distribuzioni Debian, SUSE e Red Hat.
A quei tempi il sistema operativo Mac, primo sistema dotato di una vera e propria suite per ufficio (AppleWorks poi diventata iWork) era dotato del foglio di calcolo appartenente a questa suite.
L’ambiente grafico Windows del sistema operativo MS-DOS utilizzava il foglio di calcolo 1-2-3 o la suite Symphony della Lotus e, con la promozione di questo ambiente grafico a sistema operativo vero e proprio (Windows 95), Microsoft lanciò il foglio di calcolo Excel.
Linux, con il suo ancora rudimentale ambiente grafico X Window ereditato dal mondo Unix, aveva appena sostituito il vecchio foglio SC con il più moderno e visuale GNU Oleo pure ereditati dal mondo Unix.
Ma la vera svolta avvenne nel 1998, quando il sistema operativo Linux potè esibire il foglio di calcolo GNUMERIC, in tutto simile a Microsoft Excel.
Esso vive tuttora, pure ingiustamente oscurato, nel mondo del software libero, dal foglio Calc di OpenOffice e LibreOffice.
Si trova praticamente in tutte le distro Linux che conosco e lo si può installare in un attimo con il gestore dei programmi. Data la sua leggerezza lo si trova preinstallato nelle distro dedicate a computer vecchi e con scarse risorse, sui quali sono diventate troppo ingombranti le moderne suite per ufficio.
Oltre alla dote della leggerezza e della conseguente velocità di elaborazione, vanta una grande predisposizione per i calcoli statistici, oltre ad alcune particolarità che lo rendono per certi aspetti migliore di Excel e Calc.
Nell’allegato manualetto cerco di rendere evidenti queste caratteristiche.
Come sempre il manualetto è liberamente scaricabile, stampabile e distribuibile.
I gioielli di Linux: AbiWord
Linux è diventato alla portata della gente comune desiderosa di vedere com’era tra la fine del 1993 e il 1995, con la comparsa, nell’ordine, delle distribuzioni Debian, SUSE e Red Hat.
A quei tempi il sistema operativo Mac, antesignano dell’interfaccia grafica e primo sistema dotato di una vera e propria suite per ufficio (AppleWorks poi diventata iWork), e l’ambiente grafico del sistema operativo MS-DOS che stava diventando sistema operativo Windows erano già dotati di word processor che si presentavano all’utente praticamente come li vediamo nelle loro più moderne versioni attuali.
Linux, con il suo ancora rudimentale ambiente grafico X Window ereditato dal mondo Unix, era dotato di due editor di testo, pure ereditati dal mondo Unix, pensati innanzi tutto per scrivere codice, Vi e Emacs, che erano, come continuano ad essere, cose per addetti ai lavori e non alla portata di chiunque come era ed è un Microsoft Word.
Solo verso la fine del 1998 anche il sistema operativo Linux fu in grado di esibire un word processor in tutto simile a Microsoft Word.
Si chiamò Abiword e, nonostante non si sappia più chi ne fa la manutenzione, si trova praticamente in tutte le distro Linux che conosco e lo si può installare in un attimo con il gestore dei programmi. Data la sua leggerezza lo si trova preinstallato nelle distro dedicate a computer vecchi e con scarse risorse, sui quali sono diventate troppo ingombranti le moderne suite per ufficio.
Oltre alla dote della leggerezza e della conseguente velocità di elaborazione, è concepito in modo da essere un prezioso tool per intervenire su file di testo di qualsiasi tipo e formato.
Nell’allegato manualetto cerco di rendere evidenti queste caratteristiche.
Come sempre il manualetto è liberamente scaricabile, stampabile e distribuibile.