Scrivere musica con Denemo

In questo blog ho già parlato di Lilypond, un software per produrre partiture e spartiti musicali di elevatissima qualità tipografica.
La prima volta nell’articolo “Software libero per scrivere” del febbraio 2015.
Un’altra volta nell’articolo “Latex e la musica” del marzo 2022.
In quei casi ho illustrato come si producano scritti musicali utilizzando il particolare linguaggio di Lilypond.
Oggi presento invece, nell’allegato manualetto, un software, che si chiama Denemo e che ci mette in grado di utilizzare Lilypond senza conoscerne il linguaggio.
Come sempre il manualetto è liberamente scaricabile, stampabile e distribuibile.

denemo

La rivoluzione PipeWire

Nel momento in cui scrivo (aprile 2024) penso che ormai tutte le nuove distribuzioni Linux adottino il nuovo server audio PipeWire in sostituzione degli storici server PulseAudio, che era quello di default, e JACK.
Per conoscere qualche cosa di basico su come si produce il suono in Linux suggerisco la lettura della nota illustrativa “suono_linux” allegata in formato PDF al mio articolo “Il suono di Linux” pubblicato su questo blog nel maggio 2017, che ho recentemente aggiornato.
Penso che chi si limita a riprodurre con il computer file audio o file video dotati di audio, magari anche a giocherellare con il MIDI e con qualche sintetizzatore di suoni facile facile, come Timidity, nemmeno si accorga della novità.
Questo in quanto tutto il software che era predisposto per il server PulseAudio mi pare giri senza difficoltà alcuna su PipeWire.
Mi pare, invece, che qualche problema esista con il software, per lo più destinato ad usi professionali, che era predisposto per il server JACK.
Visto che le tre distribuzioni Linux dedicate ai professionisti della multimedialità sono ormai equipaggiate con PipeWire (Ubuntu Studio dalla versione 23.04, AVLinux MX dalla versione 23.1 e Fedora Jam addirittura dalla versione 34 del 2021) ho verificato come funziona su queste quel software di più facile utilizzo, a portata di dilettante e che ho illustrato in questo blog, per fare qualche cosa di creativo con l’audio: alludo, per esempio, alle DAW Rosegarden e Qtractor, per le quali non bastava PulseAudio ma era necessario anche o solo JACK.
Ho così constatato che la distro che si comporta meglio è Fedora Jam: sarà perché PipeWire è nato in casa Red Hat, sarà perché Fedora Jam è stata la prima ad adottare PipeWire. Qui, comunque, tutto funziona bene, come quando si usavano PulseAudio e JACK.
Su Ubuntu Studio funziona bene tutto ciò che richiedeva semplicemente PulseAudio. Ciò che richiedeva JACK funziona male o non funziona proprio, anche nel caso sia preinstallato. Per esempio Qtractor è preinstallato ma non funziona. Di Rosegarden funziona solo la parte di editor MIDI, quella per cui bastava PulseAudio.
Peraltro nelle note di rilascio di Ubuntu Studio 23.04 si annuncia che il server audio di default è PipeWire, soggiungendo che esso non è raccomandato per l’audio professionale. In modo che uno si chiede perché lo abbiano installato come server di default su una distro per professionisti.
AVLinux, nella nuova versione AVLinux MXe 23.1, è irriconoscibile. Formalmente si presenta con il nuovo window manager Enlightenment con cui si possono fare le stesse cose che si sono sempre fatte, ma, non si capisce a vantaggio di che cosa, in mille modi diversi e purtroppo, nel caso delle configurazioni (lingua di sistema, tastiera, ecc.) solo uno, a caso, dei mille modi produce risultati stabili. Il software preinstallato si riduce praticamente al vecchio libero Ardour e a due DAW proprietarie e costose: Harrison Mixbus (proprietario ma generato grazie al libero Ardour) e Reaper, entrambe in versione di prova a tempo, che, con i vari plugin, occupano 3 Giga di spazio su disco. Non le ho nemmeno provate in quanto per far fare loro qualche cosa serve un ingegnere informatico. Pochi altri applicativi della tradizione (Openshot, Kdenlive, MuseScore, Cinelerra, Audacity e Avidemux) sono presenti sotto forma di Appimage e funzionano. Tutto ciò che ho provato ad installare di diverso non funziona.
Speriamo che nei casi di Ubuntu Studio e AVLinux si tratti di errori di gioventù e che col tempo le cose si sistemino.
Il buon funzionamento di tutto il software concepito prima di PipeWire in Fedora Jam dimostra comunque che chi ha prodotto PipeWire ha lavorato bene per garantire retrocompatibilità.
Nell’attesa che anche dove non funziona si arrivi a implementazioni fatte come si deve possiamo divertirci con Fedora Jam, che funziona benissimo, è leggero, svelto e facile da usare: appena installato ci troviamo attrezzatura concentrata sull’audio ma si fa presto ad arricchirlo, se ci serve, anche per grafica e video.
Senza sottovalutare l’alternativa di andare avanti, in attesa di tempi migliori, con ciò che abbiamo usato finora.
Nel manualetto allegato indico, in ogni caso, come PipeWire può essere utilizzato, dove funziona a dovere, per i software Rosegarden e Qtractor,in aggiornamento ai relativi manuali d’uso che si trovano archiviati su questo blog.

pipewire

Rhino Linux: una reinvenzione di Ubuntu

Oltre ad avere derivate così dette ufficiali distribuite da Canonical (Kubuntu, Xubuntu, Lubuntu, Ubuntu Studio, Ubuntu MATE, Ubuntu Budgie e Ubuntu Kylin) Ubuntu costituisce la base di un’altra quarantina di distribuzioni Linux, tra le quali la più famosa è Linux Mint, manutenute e distribuite da altrettante comunità.
Sono tante, forse fin troppe, ma ciò che proviene dalla libertà è sempre gradito.
Sta di fatto che, come si suol dire, se non è zuppa è pan bagnato.
Alcune si presentano meglio di altre, alcune sono più personalizzabili di altre, alcune richiedono meno potenza elaborativa di altre, alcune sono pensate per fare determinate cose più di altre, ma praticamente fanno tutte le stesse cose più o meno nello stesso modo.
Da alcuni mesi ne circola una che spicca per la propria originalità: Rhino Linux.
Dal momento che questa volta c’è veramente qualche cosa di diverso che richiede un certo spazio per essere illustrato, lo faccio nell’allegato manualetto, liberamente scaricabile, stampabile e distribuibile.

rhino_linux

 

Scrivere musica con ABC

In un mio manualetto, intitolato “scrittura”, allegato all’articolo “Software libero per scrivere” del febbraio 2015, che si trova archiviato in questo blog, nel Capitolo 3 ho presentato due formidabili strumenti di software libero per scrivere musica, uno funzionante da riga di comando, Lilypond, il cui utilizzo può essere facilitato da un editor, chiamato Frescobaldi, e l’altro funzionante in modo visuale attraverso ampio uso del mouse in una GUI, Muse Score.
In allegato ad un altro articolo del marzo 2022, intitolato “Latex e la musica” si trova un altro manualetto, intitolato “musica_latex”, dove parlo, tra l’altro, di come si possa utilizzare Lilypond in un contesto Latex per scrivere documenti che parlano di musica.
Come strumento per scrivere spartiti musicali lavorando con testo e tastiera il linguaggio Lilypond, di cui ho presentato le impostazioni di base nei citati manualetti, è di una certa difficoltà, difficoltà ovviamente crescente in proporzione alla complessità degli spartiti da scrivere, ma i risultati sono eccellenti e degni della più alta professionalità tipografica.
Sempre nel mondo del software libero abbiamo un’alternativa a Lilypond, che utilizzando un linguaggio forse un tantino semplificato rispetto a Lilypond, porta a risultati comunque di tutto rispetto, peraltro impiegando risorse risibili: basta infatti avere sul computer un paio di file che complessivamente occupano circa 3 MB.
Sto parlando di ABC notation, cui dedico l’allegato manualetto, che contiene quanto necessario e sufficiente per fare qualche cosa di non troppo difficile, tanto per cominciare.
Al solito, il manualetto è scaricabile, stampabile e distribuibile senza problemi.
abc_notation

Intelligenza artificiale libera

Il 2023, che sta per finire, è stato l’anno in cui si è creata la diffusa consapevolezza dell’esistenza dell’intelligenza artificiale.
Da tempo esistono robot più o meno “intelligenti”, da tempo esistono automobili che correggono lo sterzo se ci avviciniamo troppo alla riga bianca senza avere attivato la freccia, ma, nell’era delle chat, ci voleva un robot che chattasse con noi per dimostrare al di là di ogni dubbio che l’intelligenza artificiale è con noi.
Indubbiamente l’azione dei robot e la correzione dello sterzo possono essere visti come perfezionamenti di automatismi su base meccanica che nulla hanno a che vedere con l’intelligenza artificiale, anche se non è vero.
Ma quando siamo di fronte ad una macchina che risponde a una nostra domanda, ad una macchina che trasmette pensiero, non abbiamo più dubbi che si tratti di intelligenza e persino tendiamo a dimenticare che si tratta comunque di intelligenza artificiale, frutto di elaborazioni in tutto simili a quelle da cui deriva la correzione dello sterzo.
Si scatenano in questo modo discussioni che portano fuori dalla realtà e allarmismi esagerati su ciò che potrà succedere.
Ma non voglio parlare di questo, anche perché c’è chi lo fa meglio di me. Basti leggere il gustosissimo libro, da poco uscito, “In principio era ChatGPT” di Mafe de Baggis e Alberto Puliafito, edito da Apogeo.
Per parte mia, in questo blog dedicato al software libero, vorrei solo presentare alcune realizzazioni di intelligenza artificiale basate su software open source e lo faccio nell’allegato opuscolo, liberamente scaricabile, stampabile e distribuibile.

ia_libera

La più grande calcolatrice numerica

Dopo aver presentato il software R, che ho definito la più grande calcolatrice per la statistica, non posso non presentare un altro gioiello del software libero, molto simile a R, che possiamo definire il più grande strumento per il calcolo numerico: la libreria pari abbinata al linguaggio gp.
Con PARI/GP possiamo fare cose che hanno del miracoloso: sapere in un microsecondo quale numero occupa il 728 esimo posto nella serie di Fibonacci, quale è il 424 esimo numero primo, quale è il valore della derivata di una funzione in un certo punto, ecc.
Tutte cose che possiamo fare, con maggiore o minore fatica, con qualsiasi linguaggio di programmazione ma che con PARI/GP troviamo già fatte ed eseguibili con una velocità di elaborazione da record.
A PARI/GP dedico l’allegato manualetto, come sempre liberamente scaricabile, stampabile e distribuibile.

pari_gp

Evoluzione delle suite per ufficio

In questo blog ho parlato in più occasioni di alcune componenti delle così dette Suite per ufficio, altrimenti denominate Software di produttività personale e, fedele alle finalità dello stesso blog, di divulgare software libero, mi sono soprattutto concentrato su componenti della suite LibreOffice, che considero la regina della categoria.
Le origini di questi software si trovano all’epoca della nascita dei personal computer all’inizio degli anni ottanta del secolo scorso (1981 per il PC IBM e 1984 per il Mac). Le macchine precedenti, denominate microcomputer (prodotte da Olivetti, Altair, Commodor, Apple, ecc.), non erano all’altezza di utilizzare software di questo tipo.
Dopo anni, almeno un quarto di secolo, nei quali questi software sono stati esclusivamente residenti su singoli computer, con il diffondersi del cloud computing, facilitato dal progredire della qualità delle connessioni sul web, è possibile disporre con sufficiente efficienza di suite per ufficio senza che esse siano residenti sul nostro computer.
Uno dei vantaggi del ricorso a questo, che è uno dei tanti aspetti del cloud computing, è di poter far lavorare in gruppo sullo stesso progetto persone che vivono a chilometri di distanza.
Così oggi abbiamo a disposizione vecchie suite per ufficio che si sono adattate ad essere utilizzate anche online, come Microsoft 365 e LibreOffice online, e nuove suite per ufficio che sono nate proprio per il cloud computing, come Google Workspace, Zoho Office e OnlyOffice.
Quest’ultima, software libero in piena regola, oltre che funzionare in cloud può anche essere parzialmente installata sul computer per lavorare offline.
Dal momento che si presta a portare nel cloud computing senza alcun costo anche dei poveri dilettanti, che è un ottimo software anche per lavorare fuori della nuvola e che è software libero, non posso che presentarlo nel mio blog.
E’ ciò che faccio nell’allegato manualetto, come sempre scaricabile, stampabile e diffondibile senza alcun problema.

onlyoffice

La più grande calcolatrice per la statistica

In questo blog ho presentato molti software con i quali possiamo con relativa facilità eseguire calcoli e produrre grafici statistici: calc di LibreOffice, Python, Gretl, Tcl/Tk, Julia. Tutti software liberi con i quali possiamo fare anche altre cose.
Ma il software libero ci offre anche un prodotto specializzato nel calcolo statistico e che, soprattutto per le cose più sofisticate, facilita ulteriormente il compito.
Si tratta di R.
Nell’allegato manualetto cerco di spiegare di cosa si tratta.
Come sempre il manualetto è liberamente scaricabile, stampabile e distribuibile.

r

Ancora editor video

Nel novembre del 2018 ho pubblicato su questo blog l’articolo “Pocker di editor video”, con allegato un manualetto in cui presentavo i quattro editor video di software libero che, all’epoca, ritenevo alla portata di dilettanti: Avidemux, Kdenlive, Shotcut e Open Shot.
Si tratta di software abbastanza facili da usare, proprio adatti a dilettanti, ma che sono considerati non all’altezza delle esigenze di professionisti.
Per i professionisti esisteva Cinelerra, tuttavia alquanto bizzarro da utilizzare anche per loro e, pertanto, il software libero soffriva della mancanza di un editor video di livello professionale utilizzabile senza problemi.
Proprio a quel periodo, novembre 2018 appunto, risale tuttavia la prima release di prova di un nuovo editor video, Olive, prodotta da un solo sviluppatore, che già allora prometteva di coprire questa lacuna del software libero.
Di perfezionamento in perfezionamento e allargatosi il team di sviluppo, Olive, con il recente passaggio alla versione 0.2, sembra aver raggiunto l’obiettivo ed essere diventato il miglior editor video professionale nel mondo del software libero.
Tanto da essere perfino apprezzato da un esigente come Moreno Razzoli, che ne tesse le lodi nel video “Linux video editing” che possiamo gustare cercando su YouTube il video UxbEt8pC6IU.
A parte ciò che Olive ha reso possibile fare nell’esperimento “Olive distributed” descritto nel video con lo stesso titolo che troviamo sul sito Morrolinux dello stesso Razzoli, roba da professionisti con la P maiuscola, si tratta di un software che anche un dilettante può accostare senza eccessivo sforzo.
Nel frattempo anche gli altri software si aggiornano: Open Shot è arrivato alla versione 2.6.1 del settembre 2021, Avidemux alla versione 2.8.0 del dicembre 2021, Shotcut alla versione 22.06 del giugno 2022, Kdenlive alla versione 22.08 dell’agosto 2022 e costituiscono ancora un ottimo pocker. Anche Cinelerra ha raggiunto la versione 7.3 del marzo 2021.
Continuando a lasciare Cinelerra ai soli professionisti e tuttora ritenendo valida la presentazione dei quattro software del pocker per i dilettanti a suo tempo prodotta, allego a questo articolo una presentazione di Olive.
Il documento è liberamente scaricabile, stampabile e distribuibile.

olive

Una scorciatoia per l’HTML

HTML (HyperText Markup Language) è il linguaggio di markup con il quale si creano le pagine che vengono lette dai browser web.
Si tratta dei documenti, così detti ipertestuali, spesso arricchiti da contenuti multimediali e da link per il collegamento immediato con altre parti del testo o con altri documenti, cui ci ha ormai abituati la frequentazione del web, ma che potrebbero con profitto essere utilizzati e scambiati anche al di fuori del web per comunicare in modo vivace e con insuperabile efficacia.
Il linguaggio non è difficile da imparare ma è molto noioso da utilizzare, a causa della necessità di inserire la grande quantità di marcature richieste per dar forma alla nostra comunicazione.
C’é stato pertanto chi lo ha semplificato, inventando linguaggi meno noiosi da utilizzare, come il linguaggio Markdown, e chi ha addirittura escogitato il modo di produrre ricchi documenti ipertestuali senza nemmeno conoscere alcun linguaggio di marcatura.
E’ ciò che si può fare utilizzando un editor, chiamato Abricotine.
A questo portentoso strumento dedico l’allegato manualetto, liberamente scaricabile, stampabile e distribuibile.

abricotine