Qtractor: una DAW per principianti, ma non solo

Su questo blog ho avuto occasione di parlare di alcuni capolavori del software libero per fare musica con il computer.
Con l’articolo “Altra musica sempre con software libero” dell’ottobre 2015 ho presentato LMMS, ideale per la produzione di brani musicali soprattutto con sonorità ed effetti diversi dal solito, disponibile per tutti i sistemi operativi.
Con due articoli, “Rosegarden come sequencer MIDI” del dicembre 2015 e “Rosegarden come DAW” del luglio 2018, ho presentato il software Rosegarden, che per gli utenti Windows funge da ottimo sequencer MIDI e per gli utenti Linux è un’ottima e completa Digital Audio Workstation.
Con l’articolo “Intelligenza artificiale per l’improvvisazione musicale” del settembre 2018 ho presentato il software Impro-Visor, ideale per la produzione di brani musicali improntati all’improvvisazione jazzistica, disponibile per tutti i sistemi operativi.
Di questi software, solo Rosegarden e solo per il sistema Linux è una vera e propria DAW, secondo me la migliore che ci sia, soprattutto sul piano del rapporto tra qualità dei risultati e facilità di uso.
Sempre riservata a chi usa Linux esiste un’altra opportunità, che si chiama Qtractor: nonostante la modestia di chi ha prodotto questo software, che lo definisce “specially dedicated to the personal home-studio”, di fatto è una Digital Audio Workstation che non ha nulla da invidiare alle più blasonate, con il vantaggio di essere abbastanza facile da usare, a portata di volonteroso dilettante.
Nel manualetto allegato, vista la carenza di documentazione in lingua italiana su questa perla, mi propongo di introdurne il suo utilizzo.
Come sempre il documento è liberamente scaricabile, stampabile e distribuibile.

qtractor

AVLinux alla riscossa

Nell’allegato al mio articolo “Il suono di Linux” del maggio 2017 ho sommariamente descritto le tre distribuzioni Linux che, essendo basate su un kernel a bassa latenza, sono particolarmente adatte per lavorare con i suoni e con l’audio; distribuzioni che, oltre a raccogliere quanto di meglio esiste per il trattamento del suono, offrono tutta una serie di altri strumenti per la grafica e il trattamento del video e costituiscono veri e propri laboratori per la multimedialità.
Delle tre, Ubuntu Studio, KXLinux e AVLinux, quest’ultima risultava la meno consigliabile in quanto la versione 2016 in circolazione a quel tempo presentava alcuni difetti, primo tra i quali quello di essere legata alla versione 1 del server audio Jack e di non essere adatta ad una convivenza pacifica tra la versione 2 di Jack, quella ormai corrente all’epoca, con l’altro server audio Pulseaudio: il tutto risolvendosi in inspiegabili mutismi del nostro sistema.
Peccato, perché AVLinux ha dalla sua il pregio di essere una distribuzione direttamente basata su Debian, molto leggera e scattante, con comportamento della massima efficienza anche su macchine vecchiotte e poco dotate.
A quasi tre anni di distanza mi sono imbattuto nella versione AVLinux del 2019 (AVLinux 2019.4.10), il cui ultimo aggiornamento è del 3 dicembre del 2019, che è tutt’altra cosa: conserva tutti i pregi e non ha più alcun difetto.
Ci possiamo procurare l’immagine ISO del sistema (file isotester-avl64-2019.4.10.iso per la versione a 64 bit o isotester-avl32-2019.4.10.iso per la versione a 32 bit) all’indirizzo http://www.bandshed.net/avlinux/.
Si tratta dell’ultima versione disponibile anche a 32 bit in quanto, da qui in poi, verranno rilasciate solo versioni a 64 bit. L’attuale versione a 32 bit non funziona comunque su computer UEFI.
Se qualcuno ha un vecchio computer a 32 bit provi a risuscitarlo caricandovi il sistema operativo AVLinux: troverà modo di divertirsi. Il sistema operativo in quanto tale è leggerissimo. Ovviamente se le risorse hardware sono limitate non possiamo pretendere di fare cose molto impegnative, soprattutto con grafica e filmati.
Senza dimenticare che AVLinux è comunque un sistema operativo Debian che ci può consentire di fare tutte le cose che fa un computer al di fuori della multimedialità: basta caricarvi il software.
AVLinux è dotato di un ricco e chiaro manuale, purtroppo solo in lingua inglese. Ne possiamo scaricare una versione PDF dallo stesso indirizzo http://www.bandshed.net/avlinux/ ma, se installiamo il sistema, ne avremo a disposizione una copia raggiungibile dal menu delle applicazioni.
Come per tutte le distro Linux l’immagine ISO può essere masterizzata su DVD o inserita in una chiavetta USB avviabile e da qui essere provata in versione live oppure installata (su computer, su chiavetta o su disco esterno) seguendo una procedura guidata a prova di errore: basta grande attenzione nella scelta del luogo dove fare l’installazione.
Per fruire della live occorre inserire come nome utente la parola isotester e come password avl64 (o avl32 se siamo sulla versione a 32 bit).
L’installazione porta con sé il meglio del software libero nel campo della multimedialità, a mio avviso con alcune imperdonabili assenze basiche (lilypond, rosegarden e qsynth): possiamo comunque rimediare subito con il gestore di programmi previo upgrade dell’apt con AVLinux Assistant che troviamo nel menu delle applicazioni.
Sempre con AVLinux Assistant, attraverso Add New System Locales, possiamo scegliere la nostra lingua preferita per l’interfaccia di sistema.
Spulciando nel mio blog si trovano molte indicazioni su come arricchire il ventaglio delle applicazioni disponibili e se vogliamo recuperare in AVLinux qualche software che gira solo su Windows teniamo presente che AVLinux è per default dotato di Wine.
Se qualche applicazione gira su Java (ad esempio impro-visor) si tenga presente che il runtime Java (JRE) non è installato per default ma occorre installarlo.
Infine AVLinux risolve al meglio la coesistenza dei server audio Pulseaudio e Jack mantenendo il primo attivo in collegamento con il secondo: in tal modo è scongiurato il pericolo di mutismi inaspettati.
Buona creatività con AVLinux.

Intramontabile BASIC

I vecchi come me ricordano certamente i tempi in cui per divertirsi con i primi piccoli computer ad uso personale che cominciarono a comparire a metà degli anni settanta del secolo scorso c’era a disposizione un linguaggio di programmazione molto più facile da imparare e da utilizzare rispetto a quelli con cui si lavorava sui grossi mainframe: il BASIC.
Per la verità anche il BASIC (Beginner’s All-purpose Symbolic Instruction Code) era nato presso l’Università di Dartmouth per agevolare l’accesso a un grosso calcolatore da parte dei ricercatori universitari di quell’ateneo, ma, grazie alla sua relativa semplicità di apprendimento e di uso, trovò diffusione planetaria con l’avvento dei piccoli calcolatori alla portata di tutti.
Ciò con il contributo determinante di due giovanotti che adattarono il BASIC di Dartmouth ai piccoli calcolatori, creando una versione del BASIC, l’Altair BASIC, per il primo computer personale comparso nel 1975, il MITS Altair 8800: i due giovanotti si chiamavano Bill Gates e Paul Allen, i quali, proprio sull’onda di questo primo successo, fondarono la Microsoft, che, di fatto, acquisì la proprietà intellettuale del linguaggio BASIC.
Da allora il BASIC ha avuto parecchie rivisitazioni, sempre ad opera o sotto licenza Microsoft.
Una prima rivisitazione libera avvenne nel 1999, quando nacque GAMBAS che portò nel mondo Linux qualche cosa di molto simile al VISUAL BASIC di Microsoft.
Una rivisitazione libera più radicale è quella del 2004, ad opera di Andre Victor, cui si deve la creazione di FreeBASIC.
Altrettanto libera la rivisitazione ad opera di Paul Laughton che ha sviluppato la versione di BASIC per Android di cui ho parlato nel mio articolo “Basic su Android” del novembre 2015 su questo blog.
FreeBASIC continua ad essere perfezionato e si susseguono rilasci a cadenza periodica: l’ultimo è del settembre 2019.
Possiamo dire che FreeBASIC è il BASIC del futuro.
E’ sempre un linguaggio abbastanza semplice da apprendere, anche se, rispetto ai tempi in cui è nato, non è più il solo linguaggio semplice da apprendere ed ha buoni concorrenti su questo piano: anzi, forse ve ne sono ormai di ancora più semplici.
Ereditando la tradizione del vecchio BASIC, concepito con arricchimenti di programmazione grafica adatti per creare i primi video-giochi, pur rudimentali rispetto a ciò che si fa ora, FreeBASIC ingloba una libreria grafica di tutto interesse.
Per chi voglia approfondire allego una introduzione al linguaggio che mette in grado chiunque, anche i principianti, di creare qualche programma.
Il documento è liberamente scaricabile, stampabile e distribuibile.

freebasic

Godiamoci la nostra raccolta musicale con il computer

Sicuramente il modo migliore di assaporare la musica è udirla dal vivo. Tanto meglio se in una sala con buona acustica e in presa diretta con lo strumento o gli strumenti che la eseguono, senza amplificazioni.
Anche quando gli strumenti sono per loro natura amplificati, come gli strumenti a corda elettrici, o se ne amplifica il suono per elevare i decibel, conviene sempre l’ascolto diretto, questa volta magari non in una sala ma in uno stadio.
Ma è così bello ascoltare la musica che siamo disposti, sicuramente rinunciando a parte dell’emozione, ad ascoltarla anche lontano da dove viene prodotta, avvalendoci di supporti fonografici sui quali è stata registrata: dischi vinilici, nastri magnetici, dischi ottici.
Con l’affermarsi della registrazione digitale dei suoni siamo anche arrivati alla così detta musica liquida, quella disponibile unicamente sotto forma di file digitali e fruibile senza il tradizionale supporto fonografico.
Attraverso i supporti fonografici o i file digitali possiamo così creare la nostra raccolta musicale ed avere a disposizione la musica preferita per ascoltarla quando e dove vogliamo.
In tutto questo il computer potrebbe anche non servire, visto che la musica sui supporti fonografici è riproducibile con apparecchiature dedicate e che i file digitali possono essere scaricati da Internet con un semplice smartphone e la musica che contengono può essere riprodotta con lo stesso smartphone o altre apparecchiature dedicate.
Invece, soprattutto se la nostra raccolta musicale è ampia e variegata e se vogliamo gestirla come si deve quanto a catalogazione e differenziazione delle possibilità di ascolto, può essere molto utile avvalerci di un computer.
Nell’allegato manualetto, in formato PDF, ho raccolto una serie di indicazioni che ritengo utili per chi voglia approfondire il discorso.
Il documento è scaricabile, stampabile e distribuibile senza problemi.

musicoteca

Tcl/tk: un tesoro nascosto

Chi lavora su un personal computer con sistema operativo Linux o su un Mac con sistema operativo OS X molto probabilmente non sa di avere a disposizione l’interprete per uno, si dice, dei più facili linguaggi di programmazione esistenti, addirittura con la possibilità di creare applicazioni dotate di interfaccia grafica.
Per rendersene conto basta aprire il terminale, digitare il comando tclsh e premere Invio: immediatamente compare un prompt contrassegnato dal simbolo %, pronto a ricevere ed eseguire comandi scritti nel linguaggio Tcl.
Se usciamo da questo prompt premendo insieme i tasti Ctrl e D e poi digitiamo il comando wish e premiamo Invio ricompare il prompt contrassegnato dal simbolo % e a lato del terminale compare anche una finestrella vuota: ora il linguaggio Tcl è arricchito dal tool Tk, che serve per creare interfacce utente grafiche.
Chi lavora su Windows può pure godere di queste meraviglie del software libero ma deve procurarsi quanto serve e caricarselo sul computer.
A chi sia interessato ad apprendere le basi di questo linguaggio di programmazione per vedere come funziona e magari per servirsene, data la carenza di documentazione in lingua italiana alla portata di principianti dilettanti, propongo il manualetto allegato in formato PDF.
Come sempre si tratta di materiale liberamente scaricabile, stampabile e distribuibile senza alcun problema.

tcl_tk

La blockchain secondo Python

Con il mio articolo del marzo 2018 “Software libero per la blockchain” sottolineavo come il primo software per la tecnologia blockchain, quello utilizzato per la realizzazione del Bitcoin, fosse software libero.
Con il successivo articolo del dicembre 2018 “Sempre software libero per perfezionare la blockchain” rilevavo come anche il software per i perfezionamenti che hanno portato all’evoluzione Blockchain 2.0 sia stato sviluppato all’insegna dell’open source, costituendo anzi l’occasione per affermare l’opportunità che software di tipo infrastrutturale come questo siano sviluppati in maniera collaborativa: da qui il progetto Hyperledger Fabric promosso da IBM all’interno della Linux Foundation.
Un lettore di questi articoli, lo scorso luglio, apprezzando le informazioni, mi invitò a parlare anche di cosa si potesse fare con Python per la blockchain.
Dopo qualche ricerca e sperimentazione sono in grado di segnalare qualche cosa di concreto che è maturato nel mondo Python, sicuramente utile per capire cosa sia la blockchain nell’intimità e per creare una vera e propria blockchain.
Nell’allegato manualetto in formato PDF, dopo una piccola introduzione esplicativa terra a terra utile per capire di cosa stiamo parlando, segnalo alcune possibilità di approfondimento per chi vi fosse interessato.
Come sempre si tratta di documentazione liberamente riproducibile e distribuibile.

blockchain_python

Newlisp

Nel mio articolo “Lisp sempreverde” del maggio 2015 ho parlato di come il vecchio linguaggio di programmazione LISP, concepito nel lontano 1958, avesse ritrovato una delle sue tante vite grazie ai recenti sviluppi di una nuova versione, chiamata NewLISP, ultima arrivata di altre, come il Common LISP, l’Emacs LISP, l’AutoLISP, ecc.: alcuni chiamano queste versioni “dialetti”, ma trovo questo termine troppo dispregiativo, soprattutto se riferito a NewLISP.

In quell’articolo ho illustrato brevemente alcune caratteristiche del NewLISP riferendomi alla versione di allora, la 10.6.2, già particolarmente ricca di utilissime funzioni preconfezionate. Nei quattro anni che sono trascorsi si sono susseguiti parecchi perfezionamenti, soprattutto dedicati all’arricchimento delle funzioni preconfezionate, e siamo arrivati alla versione 10.7.5, rilasciata il 12 maggio 2019.

Dal momento che qualche frequentatore di questo blog ha osservato che il contenuto del mio articolo aveva il difetto di poter essere compreso solo da coloro che già conoscevano il LISP, ho ritenuto di rimediare proponendo l’allegato manualetto nel quale, rivolgendomi al mio solito pubblico di dilettanti evoluti, descrivo le basi del linguaggio in modo che il lettore possa cominciare a sviluppare qualche programmino e rendersi conto di quanto possa essere affascinante programmare con NewLISP.

Come sempre, il documento è liberamente scaricabile, stampabile e distribuibile.

newlisp

Software libero per il calcolo simbolico

Nell’allegato “calcolo.pdf” al mio articolo del maggio 2015 “Software libero per calcolare”, archiviato in questo blog nella categoria Software libero, dopo aver introdotto la distinzione tra calcolo numerico e calcolo letterale o simbolico, per quanto riguarda quest’ultimo ho accennato all’esistenza del software libero Maxima, che ritenevo e tuttora ritengo il migliore.
Successivamente ho presentato con maggiore approfondimento alcuni importanti strumenti di calcolo: Calc di Libre Office (nell’allegato all’articolo “Matematica e Statistica con Calc” del giugno 2016) e KNIME (nell’allegato all’articolo “KNIME: l’alternativa a Python per i data scientists” del giugno 2019). Tutti strumenti di calcolo numerico.
Ora torno al calcolo letterale o simbolico per una più esauriente illustrazione dell’argomento e degli strumenti di software libero in quello che viene chiamato CAS, Computer Algebra System, dove il calcolo coinvolge non soltanto dati numerici (3 4,67 8 ecc.) ma anche o solo simboli (a x δ z β ecc.).
L’utilità del calcolo simbolico sta nella sua capacità di astrazione e di generalizzazione del calcolo numerico attraverso l’introduzione di simboli che sottendono un valore numerico qualsiasi in notazioni che chiamiamo espressioni matematiche.
Gli stessi simboli possono essere oggetto di calcolo fornendo sempre un risultato espresso in simboli in nuove espressioni matematiche.
Solo sostituendo ai simboli dei valori numerici si addiviene ad un risultato numerico.
Tutto ciò richiama il meccanismo delle formule matematiche.
Il modo più sintetico di definire il doppio di un numero è 2x. Se moltiplichiamo 2x per 2 otteniamo 4x in definizione del quadruplo di un numero. Per ottenere il doppio di 3, nell’espressione 2x sostituiamo 3 a x e otteniamo 6. Per ottenere il quadruplo di 5, nell’espressione 4x sostituiamo 5 a x e otteniamo 20.
Complicando un po’ le cose: il modo più semplice per calcolare il valore della derivata prima della funzione x al quadrato per x = 0,5 è quello di calcolare in simboli che la derivata prima di x al quadrato è 2x e poi sostituire 0,5 a x in quest’ultima espressione per arrivare al risultato numerico 1. E la formula 2x può servire per calcolare il valore della derivata della funzione x al quadrato in qualsiasi punto, compresa la possibilità, attraverso la soluzione dell’equazione 2x = 0, di trovare il punto in cui la derivata si azzera, ad indicare la possibile esistenza, in quel punto, di un massimo o di un minimo relativo della funzione x al quadrato.
Come si vede, riconosciuto al calcolo numerico tutto il merito di quantificare soluzioni a problemi concreti nei più disparati campi, non si può negare che senza il calcolo simbolico non esisterebbe l’analisi matematica e il linguaggio scientifico sarebbe veramente a corto di possibilità espressive.
Peraltro lo stesso calcolo numerico molto spesso fornisce risultati utili in quanto alle sue spalle esiste un tracciato costruito in simboli che prepara la strada per raggiungere quei risultati.
* * *
Esistono parecchi software per il calcolo simbolico, generalmente utilizzabili anche per il calcolo numerico.
Ai blasonati e costosi software commerciali Maple, Mathematica, Derive, Matlab arricchito della Toolbox per il CAS si affiancano altrettanti ed equivalenti software liberi e gratuiti, tutti funzionanti non solo su Linux ma anche su Windows e Mac.
Il migliore di questi, come ho già detto e secondo la mia opinione, è Maxima, che troviamo all’indirizzo http://maxima.sourceforge.net/ nella versione a riga di comando o in quella per la finestra Unix Xwindow (xMaxima), entrambi ben documentati da un help inglobato nel software. Per un utilizzo reso estremamente intuitivo da una ben fatta interfaccia grafica consiglio la versione wxMaxima che si trova all’indirizzo https://sourceforge.net/projects/wxmaxima/. Su Google Play troviamo una versione di Maxima anche per Android (Maxima on Android).
Sempre restando sui software più completi e accreditati, ricordo Axiom (scaricabile da qui), Reduce (scaricabile da qui) e Yacas (scaricabile da qui). Per Yacas è disponibile un file .jar, utilizzabile con la Java Virtual Machine.
Le ultime versioni di Geogebra (dalla Classic 5.0 in poi) sono dotate di una calcolatrice CAS: con questa non possiamo fare tutto ciò che facciamo con Maxima ma possiamo fare comunque molto con ottima integrazione in quell’insuperabile software didattico libero che è Geogebra.
* * *
Tutti questi software compiono elaborazioni di calcolo simbolico su input espressi secondo un linguaggio che varia da software a software e forniscono un risultato. Se questo risultato è funzionale per compiere ulteriori elaborazioni, esso è inseribile, sempre secondo il linguaggio del software, in queste ulteriori elaborazioni fino al raggiungimento del risultato finale, magari di carattere numerico.
Al programmatore, più o meno dilettante, che voglia inserire in un programma scritto nel suo linguaggio preferito passaggi di calcolo simbolico, insieme a quant’altro, questi software non servono.
Ma nel mondo del software libero si è pensato anche a queste esigenze e, di fianco ai citati software a ciclo completo, si sono create librerie che consentono di inserire il calcolo simbolico all’interno di normali programmi scritti in C, in Pascal o in Python.
Probabilmente la più famosa è GiNaC (acronimo ricorsivo di Ginac is not a cas), biblioteca per C++.
Altra biblioteca, utilizzabile in C, C++, Pascal, Fortran, Perl e Python, è Pari.
Ma un appassionato di Python come me non può certo ignorare SymPy, il modulo di calcolo simbolico del linguaggio Python.
Tra l’altro SymPy ha il pregio di essere la più completa risorsa nel mondo Python per la soluzione di equazioni di ogni tipo.
E’ proprio a questa libreria che dedico l’allegata guida introduttiva, in formato PDF, liberamente scaricabile, stampabile e distribuibile.

sympy

Kotlin: Java facilitato

Nel mio articolo “Il più giovane compilatore open source” del gennaio 2019 ho parlato del linguaggio Go, che Google ha proposto al mondo open source come semplificazione del linguaggio C/C++.
Oggi non posso fare a meno di richiamare l’esistenza di un altro linguaggio open source, che si chiama Kotlin, questa volta definito come semplificazione del linguaggio Java, che ha acquisito il pregio di essere raccomandato da Google per la programmazione delle app per Android, finora programmate preferibilmente in Java.
Al di là di questa prerogativa, il linguaggio Kotlin può servire per programmare in generale.
In rete esiste parecchia documentazione, con ottimi tutorial, anche in italiano e lo scorso maggio Apogeo ha pubblicato il testo di Massimo Carli “Kotlin, guida al nuovo linguaggio di Android e dello sviluppo mobile”.
Come ho fatto quando ho parlato di Go, anche per Kotlin ho ritenuto di predisporre l’allegato manualetto in formato PDF, a vantaggio dei dilettanti curiosi come me, che contiene quanto serve per avere un’idea di base del linguaggio e per produrre qualche programmino facile facile.
Come sempre, il documento è liberamente scaricabile, stampabile e distribuibile.

kotlin

KNIME: l’alternativa a Python per i data scientists

Nell’articolo “Software libero per data scientists” dello scorso aprile ho accennato all’abbondanza di software disponibile nel mondo del software libero per la moderna scienza dei dati, quella che ha a che fare con i così detti big data, ed ho allegato all’articolo stesso un manualetto che descrive la dotazione di strumenti di analisi che ci offre il mondo Python, dotazione che trova la sua completezza nella raccolta Anaconda.
Nel testo dell’articolo ho elencato alcuni software, tra cui quello chiamato KNIME, ma, preso dalla foga di Python, ingiustamente non ho detto null’altro di questo gioiello.
Oggi voglio rimediare a questa ingiustizia, quanto meno per richiamare la particolarità che lo caratterizza: si può utilizzare per fare tantissime cose senza scrivere una riga di codice.
Come tutte le cose che qualcun altro ha automatizzato per noi, fa tutte le cose che ha immaginato qualcun altro e non è detto che faccia quelle che vogliamo noi: ma ne fa veramente tante e vanta comunque la possibilità di essere esteso da R o da Python per darci modo di fare quelle poche e rare che non fa lui.
Rigidamente documentato in sola lingua inglese, fortunatamente, dallo scorso marzo, grazie all’editore Apogeo, ha una presentazione in italiano nel volumetto Andrea De Mauro – Big Data Analytics.
Senza permettermi di riscrivere quanto ha già scritto un professionista come De Mauro, ritengo utile proporre l’appunto che allego in formato PDF per una presentazione dell’argomento.
Come sempre il documento allegato è liberamente scaricabile, stampabile e distribuibile.

knime