Un sequencer MIDI per principianti

Il mese scorso, parlando di soundfonts, ho dovuto accennare a cosa sia il MIDI, visto che i soundfonts servono per tradurre in suoni le istruzioni contenute in un file MIDI.
Può darsi che qualcuno si sia incuriosito e desideri approfondire la materia, per arrivare lui stesso a produrre un file MIDI.
Su questo blog ho presentato vari strumenti atti allo scopo, strumenti quasi sempre aventi finalità più complesse, come la scrittura di partiture musicali o l’arrangiamento musicale. In proposito rimando all’allegato al mio articolo “Software libero per fare musica” del maggio 2015, archiviato in “Software libero”.
Una sola volta ho parlato di un software che, per chi usa il sistema operativo Windows, ha funzione limitata a quella di sequencer MIDI, peraltro con un funzionamento non del tutto soddisfacente: è avvenuto nel dicembre 2015 con l’allegato all’articolo “Rosegarden come sequencer MIDI”, archiviato in “Computer music”.
In ogni caso si tratta di strumenti concepiti non con la finalità unica e diretta di produrre un file MIDI ma per fare anche altro e si presentano, pertanto, con una varietà di funzioni che possono spaventare il principiante.
Proprio ai principianti – e penso anche a ragazzi alle prime armi con lo studio della musica – suggerisco allora un piccolo software, libero e disponibile per tutti i sistemi operativi, che serve solo per produrre file MIDI e ci consente di farlo in modo estremamente semplice, grazie ad un’interfaccia grafica che guida letteralmente la mano.
Si chiama Aria Maestosa e lo presento nell’allegato manualetto in formato PDF.
Il documento è liberamente scaricabile, stampabile e distribuibile.

aria_maestosa

 

Benvenuto UbuntuStudio 20 e addio KXStudio

Faccio ancora una volta riferimento all’allegato al mio articolo “Il suono di Linux” del maggio 2017 in cui avevo sommariamente descritto le tre distribuzioni Linux che, essendo basate su un kernel a bassa latenza, erano particolarmente adatte per lavorare con i suoni, l’audio e la multimedialità: UbuntuStudio, KXStudio e AVLinux.
Lo scorso marzo ho avuto modo, nell’articolo “AVLinux alla riscossa”, di descrivere cosa sia successo, da allora, a quest’ultima distribuzione, che si è ripresentata in ricca veste alla fine dello scorso anno.
Ora aggiorno la situazione sulle altre due.
Alla fine dell’appena trascorso mese di aprile, puntualmente con il rilascio di Ubuntu 20.04 LTS “Focal Fossa”, è uscito UbuntuStudio 20.04 in tutta la sua ridondante ricchezza di applicativi, tutti proposti nelle versioni più aggiornate.
E’ invece nel frattempo stata abbandonata la riproposizione della distribuzione di KXStudio, che resta ferma alla versione basata su Ubuntu 14.04 LTS. Chi voglia procurarsi l’immagine ISO di questo gioiello deve andare all’indirizzo https://github.com/KXStudio/KXStudio/releases/. Mi rendo conto che si tratta ormai di una cosa datata, ma funziona ancora benissimo e io la uso tuttora con piena soddisfazione.
Gli sviluppatori di KXStudio continuano comunque a lavorare e mettono a disposizione il software che arricchiva la loro distro a chi lo voglia utilizzare sul proprio sistema operativo, non solo Linux ma, in alcuni casi, anche Windows e Mac OS (come avviene per l’insuperabile audio-plugin host Carla).
Se andiamo all’indirizzo https://kx.studio/ scopriamo questo nuovo modo di fruire di KXStudio.
In particolare, nella pagina Repositories -> About/How-To, possiamo scaricare il pacchetto kxstudio-repos.deb, installando il quale su una distro Ubuntu (da 18.04 in poi) o Debian (da 10 in poi) realizziamo l’unificazione del repository KXStudio con quelli raggiungibili da Synaptic.
In questo modo tutta la ricchezza di KXStudio può confluire su UbuntuStudio e AVLinux, oltre che su altre distribuzioni Ubuntu o Debian.

Qtractor: una DAW per principianti, ma non solo

Su questo blog ho avuto occasione di parlare di alcuni capolavori del software libero per fare musica con il computer.
Con l’articolo “Altra musica sempre con software libero” dell’ottobre 2015 ho presentato LMMS, ideale per la produzione di brani musicali soprattutto con sonorità ed effetti diversi dal solito, disponibile per tutti i sistemi operativi.
Con due articoli, “Rosegarden come sequencer MIDI” del dicembre 2015 e “Rosegarden come DAW” del luglio 2018, ho presentato il software Rosegarden, che per gli utenti Windows funge da ottimo sequencer MIDI e per gli utenti Linux è un’ottima e completa Digital Audio Workstation.
Con l’articolo “Intelligenza artificiale per l’improvvisazione musicale” del settembre 2018 ho presentato il software Impro-Visor, ideale per la produzione di brani musicali improntati all’improvvisazione jazzistica, disponibile per tutti i sistemi operativi.
Di questi software, solo Rosegarden e solo per il sistema Linux è una vera e propria DAW, secondo me la migliore che ci sia, soprattutto sul piano del rapporto tra qualità dei risultati e facilità di uso.
Sempre riservata a chi usa Linux esiste un’altra opportunità, che si chiama Qtractor: nonostante la modestia di chi ha prodotto questo software, che lo definisce “specially dedicated to the personal home-studio”, di fatto è una Digital Audio Workstation che non ha nulla da invidiare alle più blasonate, con il vantaggio di essere abbastanza facile da usare, a portata di volonteroso dilettante.
Nel manualetto allegato, vista la carenza di documentazione in lingua italiana su questa perla, mi propongo di introdurne il suo utilizzo.
Come sempre il documento è liberamente scaricabile, stampabile e distribuibile.

qtractor

AVLinux alla riscossa

Nell’allegato al mio articolo “Il suono di Linux” del maggio 2017 ho sommariamente descritto le tre distribuzioni Linux che, essendo basate su un kernel a bassa latenza, sono particolarmente adatte per lavorare con i suoni e con l’audio; distribuzioni che, oltre a raccogliere quanto di meglio esiste per il trattamento del suono, offrono tutta una serie di altri strumenti per la grafica e il trattamento del video e costituiscono veri e propri laboratori per la multimedialità.
Delle tre, Ubuntu Studio, KXStudio e AVLinux, quest’ultima risultava la meno consigliabile in quanto la versione 2016 in circolazione a quel tempo presentava alcuni difetti, primo tra i quali quello di essere legata alla versione 1 del server audio Jack e di non essere adatta ad una convivenza pacifica tra la versione 2 di Jack, quella ormai corrente all’epoca, con l’altro server audio Pulseaudio: il tutto risolvendosi in inspiegabili mutismi del nostro sistema.
Peccato, perché AVLinux ha dalla sua il pregio di essere una distribuzione direttamente basata su Debian, molto leggera e scattante, con comportamento della massima efficienza anche su macchine vecchiotte e poco dotate.
A quasi tre anni di distanza mi sono imbattuto nella versione AVLinux del 2019 (AVLinux 2019.4.10), il cui ultimo aggiornamento è del 3 dicembre del 2019, che è tutt’altra cosa: conserva tutti i pregi e non ha più alcun difetto.
Ci possiamo procurare l’immagine ISO del sistema (file isotester-avl64-2019.4.10.iso per la versione a 64 bit o isotester-avl32-2019.4.10.iso per la versione a 32 bit) all’indirizzo http://www.bandshed.net/avlinux/.
Si tratta dell’ultima versione disponibile anche a 32 bit in quanto, da qui in poi, verranno rilasciate solo versioni a 64 bit. L’attuale versione a 32 bit non funziona comunque su computer UEFI.
Se qualcuno ha un vecchio computer a 32 bit provi a risuscitarlo caricandovi il sistema operativo AVLinux: troverà modo di divertirsi. Il sistema operativo in quanto tale è leggerissimo. Ovviamente se le risorse hardware sono limitate non possiamo pretendere di fare cose molto impegnative, soprattutto con grafica e filmati.
Senza dimenticare che AVLinux è comunque un sistema operativo Debian che ci può consentire di fare tutte le cose che fa un computer al di fuori della multimedialità: basta caricarvi il software.
AVLinux è dotato di un ricco e chiaro manuale, purtroppo solo in lingua inglese. Ne possiamo scaricare una versione PDF dallo stesso indirizzo http://www.bandshed.net/avlinux/ ma, se installiamo il sistema, ne avremo a disposizione una copia raggiungibile dal menu delle applicazioni.
Come per tutte le distro Linux l’immagine ISO può essere masterizzata su DVD o inserita in una chiavetta USB avviabile e da qui essere provata in versione live oppure installata (su computer, su chiavetta o su disco esterno) seguendo una procedura guidata a prova di errore: basta grande attenzione nella scelta del luogo dove fare l’installazione.
Per fruire della live occorre inserire come nome utente la parola isotester e come password avl64 (o avl32 se siamo sulla versione a 32 bit).
L’installazione porta con sé il meglio del software libero nel campo della multimedialità, a mio avviso con alcune imperdonabili assenze basiche (lilypond, rosegarden e qsynth): possiamo comunque rimediare subito con il gestore di programmi previo upgrade dell’apt con AVLinux Assistant che troviamo nel menu delle applicazioni.
Sempre con AVLinux Assistant, attraverso Add New System Locales, possiamo scegliere la nostra lingua preferita per l’interfaccia di sistema.
Spulciando nel mio blog si trovano molte indicazioni su come arricchire il ventaglio delle applicazioni disponibili e se vogliamo recuperare in AVLinux qualche software che gira solo su Windows teniamo presente che AVLinux è per default dotato di Wine.
Se qualche applicazione gira su Java (ad esempio impro-visor) si tenga presente che il runtime Java (JRE) non è installato per default ma occorre installarlo.
Infine AVLinux risolve al meglio la coesistenza dei server audio Pulseaudio e Jack mantenendo il primo attivo in collegamento con il secondo: in tal modo è scongiurato il pericolo di mutismi inaspettati.
Buona creatività con AVLinux.

Intelligenza artificiale per l’improvvisazione musicale

Contrariamente a quanto ci potrebbe far pensare il termine “improvvisazione”, l’improvvisazione musicale è una difficile arte che richiede doti non comuni di sensibilità musicale e orecchio e la conoscenza ed il rispetto di ben definite regole sull’armonizzazione dei suoni. Infatti, a meno che si voglia fare della punk music per chi la gradisce e vuole essere a tutti i costi diverso dagli altri, la musica, sia essa composta e scritta attraverso una serie di tentativi e organizzata in forme particolari sia essa improvvisata dal vivo con uno strumento, deve essere innanzi tutto gradevole ed appagante per l’ascoltatore. Senza dimenticare che, molto spesso, l’unico ascoltatore è lo stesso improvvisatore che si diverte un sacco nel creare e sentire ciò che sta creando.
Altra cosa da sfatare è la diffusa convinzione che l’improvvisazione sia appannaggio della sola musica jazz. Vero è che la musica jazz è per sua natura votata all’improvvisazione e ne è fertilissimo terreno di coltura ma non dimentichiamo che tra i più grandi improvvisatori annoveriamo Mozart, Chopin, Liszt, Paganini, ecc. che non hanno mai avuto nulla a che vedere con il jazz.
Peraltro molta musica classica che oggi leggiamo sugli spartiti altro non è che la trascrizione di improvvisazioni, origine che riecheggia negli appellativi con cui definiamo queste composizioni: toccata, ricercare, fantasia, tiento, improvviso, preludio, ecc. Per non parlare delle così dette cadenze previste praticamente in tutti i concerti per strumento solista e orchestra, spesso composte dallo stesso autore ma destinate anche a far sì che l’interprete abbia uno spazio di improvvisazione nell’ambito del concerto.
Tra i software che ci aiutano a fare musica ve ne sono che generano linee melodiche accostando casualmente note e durate sulla base di predefiniti giri armonici. Il più famoso di tutti penso sia Band-in-a-Box della PG Music.
Ma su un blog dedicato al software libero è d’obbligo dare la preferenza a Impro-Visor.
Innanzi tutto perché è un software libero distribuito sotto licenza GNU.
In secondo luogo perché è un software didattico: non solo produce improvvisazioni ma ci aiuta a capire come si fanno.
In terzo luogo perché è un prodotto scientifico ed è uno strumento di vera e propria intelligenza artificiale applicata alla composizione musicale.
Visto che la documentazione manca un tantino di organicità e aggiornamento ed è tutta in lingua inglese, ho ritenuto utile proporre l’allegato manualetto sull’ultima edizione del software rilasciata lo scorso luglio come guida almeno per un suo utilizzo di base.
Al solito si tratta di un file in formato PDF liberamente scaricabile, stampabile e distribuibile.

impro-visor

Rosegarden come DAW

Nel dicembre 2015 ho pubblicato su questo blog un articolo sul software libero Rosegarden, allegandovi un manualetto che illustra l’utilizzo di questo software come sequencer MIDI.
Già a quel tempo Rosegarden era qualche cosa di più di un sequencer MIDI, ma ho limitato il manuale a questa sola sua funzione innanzi tutto perché per gli amici che insistono ad usare solo il sistema operativo Windows Rosegarden è semplicemente – e purtroppo è ancora così – un sequencer MIDI e, in secondo luogo, perché, a quel tempo, le sue potenzialità di trattamento audio disponibili per il sistema operativo Linux non erano al livello raggiunto in seguito.
A quel tempo mi riferivo alla versione 14 di Rosegarden, che non poteva essere definita una vera e propria Digital Audio Workstation. Oggi è disponibile la versione 17.12.1, rilasciata nel febbraio 2018, che assomiglia di più ad una vera e propria Digital Audio Workstation.
Dal momento che continua a mancare documentazione in lingua italiana per l’uso di questo gioiello del software libero, ho ritenuto di proporre l’allegato manualetto che descrive Rosegarden nella sua completezza.
Purtroppo questa versione del manuale non può interessare coloro che utilizzano il sistema operativo Windows, per i quali vale sempre il precedente manuale sulla versione 14 limitata al MIDI.
Invito tuttavia anche loro a leggere il nuovo manuale qui proposto. Basta poco, infatti, per installare di fianco a Windows un sistema Linux che dia modo di sfruttare in pieno le potenzialità di Rosegarden.
Come sempre, il manuale è liberamente scaricabile, stampabile e distribuibile.

rosegarden_daw

Il suono di Linux

Sono ormai una dozzina d’anni che Linux si è riscattato da una notevole situazione di inferiorità nei confronti di Windows e di Mac nel consentire ai suoi utenti di produrre suono e fare musica con il computer. Inferiorità dovuta non soltanto alla scarsità di software di ragionevolmente facile uso che girasse sul sistema Linux per gestire il suono e la musica ma anche al non efficiente rapporto tra il sistema operativo e l’hardware di produzione del suono.
Non che con Windows fossero rose e fiori: se far suonare un file MIDI con Linux era un’impresa difficile, farlo con Windows era meno difficile, ma era pur sempre un’impresa, soprattutto se si volevano evitare gli improponibili suoni della wavetable della scheda audio interna e si voleva utilizzare un expander esterno.
Penso si possa anche affermare che il riscatto è stato tale da portare Linux in una posizione di primissimo ordine, con le carte in regola per esaudire le aspettative dei più esigenti professionisti.
Basti pensare che tutto quanto si trova descritto in questo blog relativamente a ciò che si può fare su un computer con la musica e il suono utilizzando software libero – e non è poco – lo si può fare senza difficoltà alcuna con il sistema operativo Linux di una qualsiasi delle distribuzioni che ho illustrato nel mio articolo del mese scorso, dal titolo “Quale Linux”, senza bisogno di particolari configurazioni.
Del resto quanto ho descritto, come tutto ciò che si trova in questo blog, è destinato a dilettanti evoluti: i professionisti ne sanno più di me.
Penso tuttavia che anche per il dilettante sia utile avere almeno una infarinatura di cosa preveda il sistema operativo Linux per coloro che si accostino da professionisti al mondo della musica e del suono: utile per una maggiore consapevolezza, pur rimanendo dilettanti, e utile per fare magari qualche tentativo o esperimento da professionista.
A questo scopo ho redatto il manualetto allegato in formato PDF, liberamente scaricabile, riproducibile e distribuibile.

suono_linux

Basi musicali, file karaoke e arrangiamenti con il computer

Nell’allegato “musica_suono.pdf” al mio articolo che è archiviato su questo blog con il titolo “Software libero per fare musica” ho accennato all’esistenza del programma MMA Musical MIDI Accompaniment, indicando anche molto sommariamente il modo per farlo funzionare.
Si tratta, a mio avviso, del migliore e meno costoso (è gratis) software per produrre basi musicali armonizzate, file karaoke e arrangiamenti completi di melodia, solo apparentemente più complicato dei concorrenti software con ricche interfacce grafiche.
Rendendomi conto che tra quegli accenni molto stringati ed il voluminoso manuale completo in lingua inglese che troviamo sul sito dal quale possiamo scaricare il programma ci può essere una giusta via di mezzo, anche per sfatare l’apparente difficoltà di utilizzo, ho prodotto il manualetto allegato in formato PDF, liberamente scaricabile, distribuibile e riproducibile.

mma

Csound, software libero per la computer music

In questo blog ho già passato in rassegna parecchi software per fare musica con il computer, scegliendo nel grande mare del software libero, corredando la presentazione con manualetti destinati ad una prima familiarizzazione con i vari programmi presentati.
Parlo dei documenti PDF “musica_suono.pdf” allegato all’articolo Software libero per fare musica dello scorso maggio, “rosegarden.pdf” allegato all’articolo Rosegarden come sequencer MIDI appena pubblicato e “lmms.pdf” allegato all’articolo Altra musica sempre con software libero dello scorso ottobre.
Quest’ultimo, non in ordine di tempo ma in ordine logico, allude ad “altra musica” perché, a differenza dei primi due, che ci illustrano mezzi con i quali possiamo fare musica producendo suoni che si rifanno agli strumenti musicali tradizionali attraverso il MIDI, ci propone un mezzo che offre anche la possibilità di creare suoni originali con il computer utilizzando tutta una serie di oscillatori digitali preconfezionati: così, dalla musica al computer che imita i suoni tradizionali (violino, tromba, chitarra, pianoforte, ecc.) passiamo alla vera e propria computer music, dove il computer diventa lui uno strumento musicale, capace di produrre suoni propri, non necessariamente ad imitazione di altri suoni.
Ma farei un torto alla collettività del software libero se non ricordassi che tutte queste belle cose sono possibili perché esiste, come si suol dire a monte, un’altra monumentale realizzazione, sempre di software libero, che si chiama Csound.
Nell’ambito della grande categoria della musica elettronica, quella che, in origine, componevano Stockhausen, Berio, Maderna utilizzando enormi oscillatori elettrici e che nel 1964 divenne di produzione più domestica con l’invenzione del sintetizzatore Moog, comunque un bell’apparecchietto tutt’altro che portatile, la computer music è la sottocategoria della musica che si fa con un computer, anche portatile – nemmeno di grande potenza – e, perché no e pur con qualche limitazione, con un tablet o un telefonino equipaggiati Android.
Possiamo dire che il padre della computer music è Max Mathews, che produsse presso i Bell Laboratories, a partire dal 1957, parecchi software, poi catalogati come serie Music N, per la sintesi del suono su grossi elaboratori.
Parallelamente, a partire da metà anni ’60, Barry Vercoe, uno scienziato informatico anche musicista compositore di origine neozelandese, si occupò, presso l’MIT di Boston, del problema dell’interazione tra computer e musicista, come a voler ripetere l’esperienza del Moog sostituendo al Moog un calcolatore.
E’ alla fine di questa lunga esperienza, iniziata utilizzando il linguaggio Assembly e proseguita utilizzando il linguaggio C, nel frattempo regalatoci da Dennis Ritchie, che nasce, nel 1985, Csound: un linguaggio di programmazione sviluppato in C e che del C conserva certe impostazioni, con il quale possiamo creare suoni sempre nuovi partendo dalle oscillazioni, cioè ab ovo.
Tutto ciò che troviamo di preconfezionato per fare musica sul nostro computer è stato sviluppato con un ricorso più o meno diretto al linguaggio Csound.
Per noi dilettanti è sufficiente sapere che c’é: anche perché non si può dire che sia user friendly e alla facile portata di un dilettante.
Per i professionisti della computer music, siano essi musicisti con la passione del computer e dei nuovi suoni, siano essi programmatori che producono il software che poi semplifica la vita a noi dilettanti, Csound è ancora sulla cresta dell’onda, ha una nutrita community che lavora continuamente per migliorarlo e si mostra frequentemente in conferenze internazionali, l’ultima delle quali tenutasi lo scorso ottobre a San Pietroburgo.
Ovviamente ha un sito web, all’indirizzo www.csounds.com, sul quale possiamo fare la conoscenza del mondo di Csound e dal quale possiamo liberamente scaricare il software di base e alcuni tools che ne rendono più amichevole l’utilizzo. Il software è disponibile per tutti i sistemi operativi (Linux, Windows, OS X) con app limitate anche per Android e iOS.
Purtroppo tutta la documentazione è in lingua inglese.
Abbiamo, tuttavia, anche in Italia qualche guru di Csound che ce ne parla in buon italiano.
Penso al prof. Riccardo Bianchini, le cui preziose documentazioni sono reperibili sul web digitando “riccardo bianchini csound” su una barra di ricerca e a Giorgio Zucco, autore di un ottimo manuale pratico edito da Giancarlo Zedde: Sintesi digitale del suono, Laboratorio pratico di Csound.
Per capire immediatamente di che cosa parliamo e per dar modo a chi lo voglia di fare qualche prova rimando comunque all’allegato documento in formato PDF, scaricabile e stampabile.

csound

Rosegarden come sequencer MIDI

Nel mio manualetto Musica e Suono.pdf, allegato all’articolo Software libero per fare musica dello scorso maggio, dopo aver presentato alcuni software con i quali è possibile generare file MIDI come “sottoprodotto” rispetto al risultato principale di scrivere partiture musicali, dicevo che un sequencer MIDI deve avere due cose in più, rispetto a questi software.
Innanzi tutto essere in grado di produrre file MIDI traducendo in segnali di controllo l’input inviato da un musicista che suona su una tastiera collegata al computer e, inoltre, dare la possibilità di editare il file contenente i controlli, i così detti eventi MIDI, in modo da poter intervenire con modifiche e/o nuovi inserimenti per arricchire il file stesso di correzioni ai controlli inseriti con la tastiera o di nuovi controlli non inseribili con la tastiera (come controlli per la disposizione stereofonica del suono, l’espressione, il portamento, la modulazione, il cambio dello strumento musicale, ecc.).
Dicevo anche che non esistono – nel mondo del software libero – programmi che, senza tanto impegno di risorse e di capacità di organizzarle, si limitino ad aggiungere solo queste due cose alla possibilità basica di inserire le note e la loro durata con il mouse.
In realtà non è del tutto vero.
Nel citato manualetto, parlando di software libero che può reggere il confronto con lo storico software commerciale Cubase, accennavo alla possibilità di integrare su Linux i tre programmi Rosegarden, Ardour e Hydrogen: il procedimento alquanto complicato è ben descritto da Stefano Droghetti nel documento che troviamo all’indirizzo stefanodroghetti.altervista.org/produzione-musicale. La più grande complicazione insita in questo procedimento è data dalla necessità di utilizzare il server audio Jack con la relativa configurazione e con l’aggravante che l’uso di Jack esclude la possibilità di usare il server audio di default di Linux (Pulseaudio) cui sono collegati tutti gli altri programmi che hanno a che fare con il suono. Non solo: salvo ricorrere a artifici da smanettoni, una volta spento il server Jack il server Pulseaudio non riparte e, per farlo ripartire, occorre spegnere e riaccendere il computer (mi pare che, fortunatamente, ciò non sia più necessario da Ubuntu 15.4 e derivate in poi).
Tutte queste complicazioni non ci sono se usiamo Rosegarden semplicemente come sequencer MIDI, rinunciando alle sue prestazioni sul fronte audio.
D’altra parte la versione di Rosegarden per Windows, realizzata nel giugno 2014 da Richard Bown, uno degli originari sviluppatori di Rosegarden, partendo dalla versione Linux 14.02 – Kaleidoscope, non ha attivate le funzioni audio e funziona solo come sequencer MIDI.
Per il sistema operativo Linux Rosegarden è giunto alla versione 15.10 – Oranges and Lemons, appena uscita.
Su Rosegarden per Linux possiamo sapere tutto visitando il sito rosegardenmusic.com, dove troviamo il tarball del source code e i riferimenti per le varie versioni adatte alle versioni del nostro sistema operativo Linux: per essere tranquilli basta installare Rosegarden dal repository della nostra distro.
Rosegarden per Windows lo troviamo all’indirizzo http://sourceforge.net/projects/rosegarden/files/rosegarden/14.02-WINDOWS/.
Data la carenza di documentazione in italiano, a vantaggio di chi voglia sperimentare Rosegarden come sequencer MIDI, ho ritenuto utile produrre l’allegato manuale in formato PDF, scaricabile e stampabile.

rosegarden